FORGOT YOUR DETAILS?

GETTA IL TUO PANE SULLE ACQUE

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Quante volte ce ne usciamo con la frase: “Non ho tempo! Se le giornate avessero 28 ore!”. Eppure, se proviamo a guardarci intorno, possiamo constatare che qualcuno, avendo a disposizione lo stesso patrimonio di tempo che hanno tutti, riesce a usare questo tempo in un modo che ha davvero del “miracoloso”, riesce a capitalizzarlo, a investirlo in modo tale da farlo fruttare in maniera esponenziale. Non a caso uso un linguaggio mutuato dall’economia. Non a caso l’adagio popolare recita “il tempo è denaro”, sopravvivendo alle generazioni come una perla di saggezza. Che cosa sarà mai un cospicuo conto in banca se la tua vita scorre nella noia o nell’inutilità? Che cosa può assicurarti il denaro se annaspi nella solitudine e nell’angoscia? Che cosa possono risolvere miliardi devoluti in beneficenza se i destinatari non ricevono le cure amorose di persone che spendono la vita accanto a loro? Davvero il tempo costituisce una risorsa, oltretutto estremamente “democratica” e alla reale portata di tutti. Possiamo tirarci indietro davanti ad una richiesta di denaro per un’iniziativa di solidarietà, ma chi può dire in coscienza di non avere neanche un’ora da dare? Chi è veramente escluso dalla partecipazione e dalla costruzione del bene? Quando cerchiamo esempi di persone che hanno cambiato la storia, il pensiero corre subito ai casi eclatanti di pochi individui a cui è stato riconosciuto un merito, una capacità, un ruolo decisivo negli avvenimenti. Ma essi vengono relegati nell’eccezionalità. Sono più incline ad abbracciare quelle correnti storiografiche che riconoscono un ruolo alle masse indistinte di persone il cui nome non passa alla storia, ma che fanno la storia al pari dei “grandi”, giocando un ruolo parimenti determinante. Non mi piace chiamarli “ i piccoli”, perché di fatto sono la maggioranza e quindi possono fare la differenza, con il loro potere di scelta, personale e continuo. Anche quando ci sembra di essere su una strada obbligata, possiamo sempre scegliere di interessarci ai problemi degli altri o di curarci solo della nostra vita, di ringraziare o di recriminare, di vivere con lo scopo di goderci la vita oppure con quello di non sprecarla, di dire dei sì o dei no.

Penso a Ines, 75 anni, una vita di lavoro e di fatiche alle spalle, costellata da momenti di gioia, ma anche da sacrifici e da momenti di dolore, come quella di molti. Ebbene, per me Ines è una persona che, alla fine, avrà cambiato la storia trascinandola un po’ di più verso il bene. Ines abita in un minuscolo paesino della provincia torinese, tremila abitanti, una chiesa e una scuola. Quando penso a questo paesino lo sento come un luogo amico, in cui sentirsi a casa, proprio perché a rendermelo tale sono Ines e le sue amiche. Tutte in pensione, potevano godersi il meritato riposo tra nipoti e viaggi. Giustamente, fanno anche questo, ma ciò che dà loro una marcia in più è la scelta intrapresa ormai qualche anno fa di dedicare anche ad altri, a persone estranee e sconosciute, il loro tempo.

Tutto è iniziato con due ore alla settimana. Fu fatta la proposta in Chiesa e un bel gruppo di signore, tra cui Ines, accettò. L’impegno era semplice: ritrovo in una stanza davanti alla Parrocchia con qualche sacco di farmaci da selezionare e inscatolare per la spedizione in paesi lontani. Semplice, ma così straordinario! Da questo luogo infatti ancora oggi parte la maggior parte dei farmaci – e parliamo di tonnellate ogni anno – che il Sermig invia in Romania, Armenia, Bangladesh e molti altri paesi. Straordinario il risultato, ma anche il metodo, fatto di costanza negli anni, di pazienza, di nascondimento. Tutto ciò a taluni può apparire gravoso, ma ci si può anche prendere gusto. Ines ci si è addirittura appassionata. Quell’iniziale pomeriggio alla settimana è rimasto, ma se ne sono aggiunti altri due, senza contare la disponibilità in ogni situazione di emergenza, nei momenti di animazione ai giovani, negli incontri pubblici, nella preghiera…Quando chiedi aiuto, sai già che la risposta di Ines sarà un sì. Nonostante l’età (ammettiamolo: lavorare a quasi 80 anni è più faticoso che a 20!), gli acciacchi, gli impegni familiari, Ines c’è, puoi fare affidamento su di lei. Importante è sottolineare come tutto ciò sia avvenuto in un crescendo, passo a passo, in un percorso di scelta e di conversione graduale. Fino allo scorso anno, quando Ines ha deciso di andare a conoscere di persona coloro che ricevono i farmaci da lei preparati, recandosi addirittura in Bangladesh per un’esperienza di condivisione e di volontariato sul posto.

La sua scelta di offrire il proprio tempo è stata lievito nel suo ambiente, attirando altri sì e altre disponibilità, la sua passione è diventata davvero fonte di cambiamento. La tenacia e l’elasticità di Ines richiamano le parole di Siracide 11,20: “Sta’ fermo nel tuo impegno e fanne la tua vita, invecchia compiendo il tuo lavoro”.

Vedere una persona del genere, che non si tira mai indietro e si mette comunque in gioco, continua a essere per tutti noi che abbiamo la fortuna di conoscerla uno sprone a crescere e a fare di più, a 80 anni, come a 20 o a 50. Ricordando le parole di Qoelet 11-1: “Getta il tuo pane sulle acque, perché con il tempo lo ritroverai”. Noi restituiamo il nostro tempo e il tempo ci restituirà cento volte tanto.

Credo che Ines e tutti coloro che riescono a investire il proprio tempo trasformandolo in un miracolo abbiano un segreto: l’amore dilata il tempo. Se si dà, si ha l’impressione di poter dare ancora di più, per amore. Provare per credere.

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