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Cantiere Democrazia

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Sabato 14 febbraio abbiamo organizzato a Torino un incontro sulla democrazia, su iniziativa di due associazioni culturali, Popolari del Piemonte e Libertà e Giustizia di Torino. Davanti a più di 100 persone, Guido Bodrato, Giorgio Tonini e Gustavo Zagrebelsky hanno discusso delle riforme in atto, (legge elettorale, bicameralismo, Titolo V della Costituzione), del ruolo e funzionamento dei partiti politici in Italia, dell’astensionismo e del rapporto tra potere esecutivo e legislativo. Il tema di fondo è: la modernità necessita di una democrazia più rapida e snella, che corra il rischio di concentrare il potere a scapito della partecipazione e a vantaggio dell’efficienza? Non c’è una risposta assoluta, come non c’è una democrazia conquistata una volta per tutte (ce lo ricordava Mattarella nel suo discorso di insediamento), ma val la pena vigilare sulle modifiche in atto per prevenire possibili danni causati dalla fretta. Ecco alcuni punti di attenzione:

  1. Rapporto tra governabilità e rappresentatività. L’Italicum con i capilista bloccati rischia di somigliare troppo al Porcellum. Vengono eletti con le preferenze solo i candidati del primo partito.
  2. Sussidiarietà e partecipazione. Il Senato e le Province non spariscono. Ma non vengono più eletti col voto popolare. Era questo il fattore di inefficienza?
  3. Astensionismo. Se le percentuali elettorali si alzano grazie all’astensionismo, la democrazia è malata
  4. Sbilanciamento tra i poteri. Il monocameralismo combinato con questa legge elettorale indebolisce il Parlamento (potere legislativo) a favore del Governo (potere esecutivo)
  5. Spirito costituente. Quando si tocca la Costituzione si “co-istituiscono” le regole del gioco. Sarebbe lungimirante cercare una maggiore convergenza tra le forze politiche (e una minore tentazione plebiscitaria) perché le riforme non si trasformino col tempo in una vittoria di Pirro
  6. Qualità della classe dirigente. Le operazioni di ingegneria costituzionale sono complementari ad una ben più profonda riforma dei metodi di selezione dei candidati, selezione che da sempre avviene all’interno dei partiti. Anche una buona Costituzione nelle mani di una classe politica scadente dà cattivi risultati. Chiediamoci sempre dove si decidono le candidature. Il nodo è che occorrono partiti più democratici al loro interno

Al di là delle opinioni di ciascuno di noi, la cosa più grave è l’attuale assenza di una discussione organizzata all’interno dei partiti politici. Ci sta passando tutto sulla testa senza che ce ne accorgiamo?

 

PER GAZZETTA DEI CITTADINI

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