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La coscienza di un popolo

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Risvegliare la coscienza non è solo un’operazione individuale ed interiore che cambia la nostra storia personale. Il risveglio di tante coscienze può portare ad un cambiamento sistemico che incide sulla società e la politica nel suo insieme. Ciascuno di noi ha infatti il potere di fare alcune scelte che influenzano fortemente quella che può essere considerata la “coscienza di un popolo”. Eccone alcune.

Scegliere bene i leaders. Nel quadro di “democrazie personali” e “immediate”, come le definisce felicemente Ilvo Diamanti, in cui le mediazioni dei corpi intermedi (partiti, sindacati, associazioni di categoria… ) sono più deboli ed il leader è la vera calamita dei voti ed interagisce con i cittadini in modo diretto, la scelta di un leader politico è determinante per definire l’orientamento ed il futuro di un popolo. Senza dimenticare che il vero potere non è solo dei leaders politici ma anche di quelli economici (membri dei Consigli di Amministrazione di banche, grandi aziende, …), culturali (Direttori di giornali, membri dei CdA delle grandi testate editoriali, promotori di grandi eventi culturali…) e religiosi. Su questi ultimi abbiamo meno capacità di influenza mentre sulla politica, checchè se ne dica, possiamo ancora dire la nostra.

Votare. I nostri anziani consideravano il voto non solo un diritto conquistato a prezzo di sangue, ma anche un dovere civico. Quanto siamo cambiati in questo… Molti cittadini oggi considerano inutile l’esercizio di questo diritto e si astengono, a ragione del fatto che i rappresentanti spesso non rispettano la volontà dei rappresentati, non mantengono un rapporto con l’elettorato e fanno per lo più i propri interessi. Gli istituti della democrazia rappresentativa, quali il voto, necessitano di una profonda revisione, ma continuano ad essere un’occasione di espressione. L’astensionismo è una grave piaga della nostra società. Possiamo ascoltare la coscienza eleggendo persone oneste, umili, che vivano la politica con gratuità, temporaneità e competenza. Politici che siano pronti a tornare al proprio lavoro una volta finito il mandato e che non si arricchiscano sulle spalle dei cittadini. Politici che esprimano un voto di coscienza non solo sulle questioni ritenute dai più “eticamente sensibili” (aborto, eutanasia…) ma anche sulle altre questioni che implicano una responsabilità etica (praticamente tutte, dai diritti dei lavoratori alle regole contro la corruzione alle regole contro la droga…). Politici che abbiano con il potere un rapporto sano e libero: il potere è uno strumento buono a patto che non ci renda schiavi. Senza preferenze e collegi uninominali, solo in alcuni appuntamenti elettorali possiamo veramente scegliere chi vogliamo eleggere, ma abbiamo comunque la possibilità di esercitare un controllo sull’operato. Un popolo si rispecchia nei propri eletti. Quando diciamo che “la politica fa schifo” forse dobbiamo sentirci toccati da questa accusa. In fondo, i politici siamo noi, noi che li eleggiamo, noi che non mettiamo in atto meccanismi di controllo e vigilanza.

Informarci in modo maturo e pensare con la nostra testa. Nell’era di internet siamo inondati di informazioni, ma siamo davvero più consapevoli dei processi che ci circondano? Se non attiviamo dei filtri che creino una gerarchia tra le fonti di informazione buone e cattive e non fermiamo a monte le informazioni “tossiche” per la nostra coscienza ed il nostro inconscio, non ci sarà freno per i danni provocati dalle calunnie e dagli insulti che abbondano sui social networks e per le notizie preconfezionate o immorali che troviamo sui giornali. Avete notato ad esempio che anche sui siti on line dei principali giornali italiani ormai ci sono tantissime notizie di gossip e immagini al limite del pornografico? I giornali seri ci sono e noi possiamo scegliere liberamente di leggere questi e non altri.

Rispettare le regole. Degli Italiani si dice che siano insofferenti alle regole. Perché non ribaltiamo questo stereotipo con una rivoluzione silenziosa a partire da noi? Pagando le tasse, comprando il biglietto dell’autobus, dichiarando tutti i nostri redditi, registrando il contratto di affitto, non saltando la coda in Posta, non buttando l’immondizia sui sentieri di montagna o nei fiumi, chiedendo la ricevuta al meccanico o al dentista. A volte le regole sono eccessive (pensiamo al peso delle tasse in Italia) ma solo chi le rispetta può negoziare un’attenuazione o una deroga.

Non perdere la speranza. Nonostante la pervasività della corruzione, delle disuguaglianze sociali e degli scandali, noi Cristiani non possiamo perdere la fiducia nell’uomo e nella forza e fantasia dello Spirito Santo. Non possiamo porre limiti alla Provvidenza e pensare che non si possa uscire dal buio. Noi stessi possiamo essere luce e annullare il buio là dove siamo. Noi stessi possiamo individuare chi e cosa può dare speranza. Come scriveva Italo Calvino nelle Città Invisibili c’è un inferno che abitiamo tutti i giorni, ma possiamo cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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