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RISVEGLIARE LA PASSIONE CIVILE 

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Il mio approdo alla politica è avvenuto all’età di 27 anni, in occasione della nascita del Partito Democratico. Da allora ho vissuto l’impegno in politica come una forma di “volontariato civile”, naturale evoluzione del volontariato sociale che avevo praticato in precedenza. Ho interpretato questo passaggio dall’ambito sociale (mi occupavo di cooperazione allo sviluppo, accoglienza agli stranieri e progetti educativi per i giovani) a quello civile come un modo per tradurre in “politiche” i valori, le buone pratiche, e anche lo stile ed il metodo che avevo appreso in tanti anni di volontariato, in Italia e all’estero.

Questa è l’essenza di un Partito: veicolare le domande dei cittadini, offrire luoghi di elaborazione di risposte politiche e creare le condizioni affinché queste risposte possano concretizzarsi, soprattutto attraverso due canali, la selezione della classe dirigente e la mediazione tra le tensioni della società e gli strumenti della politica. Partiti così hanno una vita propria rispetto agli organi di governo locale e nazionale. Senza queste entità organizzative e culturali che sono i Partiti, le domande della società arriverebbero alla politica in modo molto disaggregato e i meccanismi di scelta dei candidati sarebbero dettati da logiche solo individuali. Anche i soggetti politici che si definiscono “Movimenti”, nel momento in cui si dotano di un programma e di un gruppo di rappresentanti, di fatto sono dei Partiti.

Tuttavia la realtà dei Partiti politici in Italia è ben diversa dall’essenza che abbiamo tracciato e può essere sinteticamente descritta come una “partitocrazia senza Partiti”. La dimensione oligarchica e la longevità dei gruppi dirigenti, la pervasività dei Partiti nei vari corpi sociali ed economici (banche, sindacati, Partecipate, Pubblica Amministrazione, Università ecc.), l’autoreferenzialità rispetto ai bisogni dei cittadini, la manipolazione della famosa “base”, la degenerazione dei nobili (e appassionanti) compiti originari, ridotti alla mera funzione di “comitato elettorale permanente”. La domanda è: quanto può essere attraente l’impegno in un Partito così? Direi molto poco …

Allora la proposta è mettere in atto una serie di azioni per rendere nuovamente attraenti i nostri Partiti e risvegliare la passione civile di chi vi si impegna. Come? Inventando modalità di partecipazione al passo con i tempi, “ri-pescando” qualche idea dal nostro passato o dalle esperienze di altri paesi, mutuando le buone pratiche dell’associazionismo, sancendo la personalità giuridica dei Partiti con tutto ciò che ne consegue in termini di finanziamento, trasparenza, regole ecc., confrontandoci continuamente con il mondo esterno – e nel farlo superare la paura di perdere qualche certezza, dando incentivi a chi offre gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze. Perché un volontario frequenta un’associazione? Perché ne riceve gratificazione e senso. Lo stesso dovremmo poter dire per i nostri numerosissimi iscritti ed elettori: dovrebbero frequentare il PD perché ne ricevono gratificazione e senso. La gratificazione di sentirsi utili e di ricevere un riconoscimento per il lavoro svolto e le idee condivise; il senso di sentirsi parte di un gruppo guidato da pochi semplici valori fondanti, che rappresentano la base di un’identità comune e di un essere comunità, quasi una famiglia. In un gruppo così non te ne vai se finisci in minoranza.

Quali incentivi per l’impegno in un Partito? Certamente l’opportunità di crescere in un vivaio di talenti, di essere progressivamente responsabilizzati e valutati sul lavoro svolto, con la possibilità di una valorizzazione a livello amministrativo. Ma anche l’impegno nel Partito fine a se stesso, perché un luogo di elaborazione di idee e di stretto collegamento con la società extra partitica – quasi un think tank – può avere influenza e potere sui meccanismi decisionali quanto l’impegno amministrativo.

Per realizzare tutto ciò sono necessari dirigenti preparati, intellettualmente vivaci e umanamente aggreganti. Persone che adottano la modernità di internet insieme alle antiche regole della buona organizzazione, che sanno fare squadra e spegnere i conflitti inutili, che curano la comunicazione in modo professionale senza fare della visibilità un totem. Persone che hanno un Progetto e che sanno ragionare ed operare secondo una logica progettuale, mettendo sempre al centro gli obiettivi, prima dei nomi e delle risorse a disposizione. Persone capaci di adattare i mezzi alla visione, di mobilitare sui temi, di coordinare l’elaborazione intorno alle idee, di coltivare una comunità di valori, di riagganciare il mondo dei tecnici, degli esperti e degli intellettuali troppo spesso estromessi dai Partiti, e di costruire un collettore di energie, una sorta di agenzia di volontariato civile che incroci due fattori: le competenze e i bisogni del territorio.

Pre-requisito di tutto ciò è la “consapevolezza” di chi siamo (la nostra identità), da dove veniamo (le nostre radici) e dove andiamo (il Progetto). In una fase di transizione e trasformazione delle grandi culture politiche del ‘900, il rilancio del PD ha bisogno di formazione per accrescere la consapevolezza e la maturità politica di dirigenti, iscritti ed elettori. Persone più consapevoli hanno gli strumenti per smascherare le semplificazioni e l’ottusità dei populismi e guardare con coraggio e profondità a una nuova identità finalmente Democratica.

Far parte di un Partito così è un ottimo modo per servire il Paese.

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